

27 Gennaio: grande riunione.
Io e Yuki Ebbasta eravamo già alle Canarie da una settimana quando arriva il resto del gruppo. Namby Jetcul e Barranap stanchi dalla vita bolognese si fermano in ostello a riposare, li vedremo il giorno dopo.
Salsa di Gioia è gia in Marocco e la incontremo direttamente lì mentre Black Pitus, Sarcofago e Tarallino ci raggiungono nel pomeriggio. Carioca invece arriverà il giorno dopo.
Ci troviamo prontamente sul lungo mare di Las Palmas, noi già timidamente abbronzati da un paio di giorni in spiaggia e dal resto della settimana di nuvole e pioggia (siamo abbastanza sfortunati con il meteo e non solo con quello mi sa), loro entusiasti dell’oceano e del clima.
Subito saluti abbracci e birrette! Tarallino ha noleggiato un’auto e con quella andiamo a salutare un suo amico da lui conosciuto ai tempi della scuola di circo, Aimè, che abita poco più a nord.
Ci fa vedere casa sua e anche il suo spazio di creazione/residenza che è sotto al ponte più alto di Spagna e a vista oceano, tutto molto bello. Questo luogo impareremo a conoscerlo molto bene!
Ritorniamo a Las Palmas per una tipica cena cinese cucinata da un cuoco spagnolo e molto, molto buona!
Saluti e baci e a letto, avremo ancora il giorno dopo per festeggiare tutti assieme, e lo faremo alla grande ma non interessa ai fini del racconto e poi è probabile che i miei genitori stiano leggendo quindi soprassediamo.
29 Gennaio: sveglia e partenza
È il giorno, finalmente arriveremo tutti assieme all’aeroporto di Layoone dove troveremo Salsa di Gioia e poi il gruppo sarà al completo, una squadra di calcio senza portiere, noi giochiamo a porta vuota!
Lei arriva diretta dall’aeroporto di Agadir e ci aspetterà all’arrivo del nostro aereo, almeno quello sarebbe stato il piano.
Già dalla mattina però arrivano notizie non troppo confortanti dall’associazione con cui dovremmo collaborare nella prima parte del progetto: sembra ci siano stati casi di morbillo nella zona di Smahara e quindi alcuni spettacoli salteranno.
Ci informiamo sulla situazione e scopriamo che è diversi anni che in zona è presente la malattia, facciamo un check dei nostri vaccini e decidiamo di proseguire comunque salvando il più possibile degli spettacoli.
Quindi pronti via si va verso l’aeroporto. All’imbarco troviamo anche Matrona che sta tendendo i contatti con le associazioni di lì e ci dice che addirittura il consiglio che ci danno è quello di non partire e annullare tutto ma noi abbiamo comunque altre tappe programmate più a nord quindi proseguiamo, e poi abbiamo già imbarcato i bagagli.
A questo punto però ci chiama Salsa di Gioia che è già in aeroporto a Layounne da qualche ora e ci dice che appena scesa dall’aereo è stata avvicinata da un poliziotto in borghese che le ha fatto molte domande sullo scopo del viaggio e sul gruppo dicendole ad un certo punto che noi eravamo “persone non gradite” per il governo marocchino e di dirci di non venire.
Noi quindi ovviamente siamo andati. Al gate, aspettando l’imbarco, ci rendiamo conto di essere gli unici “bianchi” o occidentali che aspettano l’imbarco. Iniziamo a fare molte supposizioni sul motivo del fermo di Salsa di Gioia e conseguentemente del nostro, azzeccandone per altro una buona parte.
L’ipotesi più plausibile è quella che ci collega all’Algeria e ai campi profughi Saharawi, popolazione cacciata dalle loro terre proprio dal Marocco. Se non ne sapete nulla vi invitiamo a informarvi, qui una piccola infarinatura generale: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Sahrawi .
Circo InZir nasce proprio per portare uno spettacolo nei campi e io e Tarallino siamo stati fisicamente lì nel 2012. Tra i due paesi naturalmente non scorre buon sangue e questo è solo uno dei molti retaggi del colonialismo europeo in Africa, ne vedremo presto altri!
Con un buon grado di accettazione ci prepariamo ad essere intercettate all’arrivo e speriamo di poter salvare una parte del progetto e degli spettacoli che ormai organizziamo e finanziamo da quasi due anni... che bello l’ottimismo!
All’atterraggio veniamo placcati direttamente all’uscita dall’aereo, sulle scalette. Ci stavano aspettando e ci fanno restare sull’aereo finché non arriva anche Salsa di Gioia, almeno siamo tutte assieme.
Un ufficiale spalleggiato da un paio di poliziotti e un suo collega che filma tutto ci comunica la loro decisione, non prima di fare un preambolo molto significativo: ci dice che è lì per comunicarci una decisione già presa, non per discutere con noi, che bell’inizio!
Ci rende noto che le attività che andremo a fare non sono autorizzate (in realtà sono mesi che abbiamo inviato i documenti e abbiamo avuto le conferme necessarie), che noi siamo persone non gradite e che ci avrebbero negato la possibilità di rimanere in Marocco.
Ci avrebbero tenute sull’aereo che sarebbe arrivato a Casablanca in serata e il giorno dopo rispediti alle Canarie. Zero spazio di contrattazione! Tra incazzo e tristezza arriviamo a Casablanca dove non ci vengono fornite spiegazioni e, sempre sotto controllo, veniamo portati in una grande sala per passarci la notte fino all’imbarco forzato il giorno dopo.
La sala è fredda e triste e noi pensavamo di arrivare migliaia di km più a sud verso il deserto, non abbiamo quasi vestiti e passeremo la notte su delle incredibilmente scomode poltrone di plastica.
Ci portano un po’ d’acqua e un pasto tipo da aereo dopo almeno tre ore, in più tra veganesino e celiachia non proprio tuttə ceneremo ma vabbè, almeno ci fanno fumare dentro! Stanchi e incazzati passiamo la notte al freddo e disagio sempre controllati a vista da una persona di quelle che ci ha fermato all’arrivo.
Arriva mattina e scopriamo che per legge ti devono rispedire da dove sei arrivata quindi 9 alle Canarie e invece Salsa di Gioia in Italia, siamo di nuovo zoppi!
Alcuni dettagli degni di nota da non tralasciare ai fini di una giusta comprensione della situazione.
Siamo stati tenuti sorvegliati e sotto scorta per tutto il tempo, se una di noi provava ad allontanarsi veniva subito ripresa da una guardia, per non farci uscire ci hanno addirittura fatto fumare dentro l’aeroporto.
Ci sono stati presi i passaporti e restituiti solo dopo l’imbarco per le Canarie. Non ci è stato permesso di telefonare o comprare una sim marocchina per contattare le autorità italiane come ambasciata o unità di crisi della Farnesina.
(Siamo comunque riusciti tramite whatsapp e Wi-Fi dell’aeroporto). Ci hanno detto che eravamo liberi di prendere qualsiasi biglietto a spese nostre mentendo e sapendo di mentire visto che le leggi internazionali in caso di respingimento prevedono di rimandarti da dove sei venuto.
Noi eravamo in possesso di invito e lettera di partnerariato con un’associazione del Sahara Occidentale. Sono anni che il Marocco espelle osservatori internazionali dall’area, situazione denunciata anche dall’ONU.
31 Gennaio: siamo di nuovo carichi
Arriviamo all’aeroporto di Las Palmas che cominciamo a conoscere molto bene purtroppo, e li improvvisiamo una riunione e un aperitivo per capire che fare.
Tornare a casa con la coda tra le gambe non ci sembra un’ipotesi percorribile ma dobbiamo fare anche i conti con la realtà, ci abbiamo rimesso, oltre a energie e tempo, anche un bel po’ di soldi e partite per una nuova meta non è per nulla scontato ed economico, soprattutto con così poco preavviso.
Decidiamo di approfittare dell’ospitalità di Aimè che si fa invadere casa da dieci italiani per quattro giorni per pianificare un nuovo viaggio in tempo record! E ci siamo riusciti alla grande! Siamo molto tristi ed incazzate per il tempo perso, le energie investite e le persone che non raggiungeremo in Marocco.
Volevamo portare spettacoli, dei laboratori e un momento di svago in tre regioni diverse, a tre popolazioni diverse che contavano su di noi anche per per un supporto economico tramite contributi di ospitalità e cibo e purtroppo questo non avverrà, non credo che come gruppo potremmo tornare in Marocco tanto presto.
In compenso abbiamo deciso una nuova meta, il Senegal e dopo giorni di furiose telefonate, mail e raccolta contatti abbiamo buttato giù le basi per un nuovo viaggio.
In questo momento sto scrivendo da un’amaca ospitati da una splendida associazione del Casamance, regione splendida del sud del Senegal (anche se alcuni di loro dissentono). Questa sera avremo uno spettacolo qui e siamo a cinque minuti dall’oceano. Siamo ancora arrabbiati e frustrati per quello che ci è successo.
Lavoriamo da quasi quindici anni per abbattere muri e barriere, per connettere culture, popoli e persone tramite un linguaggio che conosciamo che è quello dello stupore, della risata, del circo.
Non abbiamo potuto farlo in Marocco a causa di politiche internazionali malate e corrotte, a causa della paura che l’unità dei popoli dal basso provoca a chi sta in alto, a causa di un economia che guarda solo al profitto e non al benessere delle persone.
Ma ora siamo qui, in un altro posto a fare la stessa cosa, siamo inciampati ma non ci siamo fermati, perché forse rinunciare sarebbe stata la vera sconfitta e noi, resilienti come un arbusto tra il cemento abbiamo trovato una nuova crepa in cui infilarci, un nuovo muro da sgretolare, per carità, granello per granello, ma noi facciamo questo o almeno ci crediamo veramente.
Finisce qui il primo capitolo di questi diari, malinconico e felice, che racconta una disavventura diventata una nuova avventura. Se volete sapere come sta andando avanti continuate a seguirci , intanto un saluto grande dal vostro Mr. Nokia.
STAY TUNED